Como, 14 giugno 2021   |  

Como "variante indiana” rischia di affossare il turismo inglese

Dall’inizio dell’anno è crollato anche l’import agroalimentare inglese (-25%) dei prodotti Ue “Ripercussioni anche per gli agriturismi dopo un avvio di stagione difficile e azzoppato dalla pandemia”

variante indiana

Con la quarantena nei confronti dei cittadini provenienti dalla Gran Bretagna si rischia di dire addio ai turisti inglesi in viaggio nelle province lariane: sarebbe un colpo di coda che si aggiunge a una bilancia in negativo già emersa dopo il primo semestre dalla Brexit, con un calo generalizzato di oltre il 40% delle importazioni del Regno Unito dai Paesi Ue. Non solo: la bilancia è negativa anche per quanto riguarda l’import agroalimentare da parte dell’Inghilterra rispetto ai prodotti alimentari comunitari (-25%), e ancor più per l’export britannico di cibo verso l’Unione Europea (addirittura il -75%).

Ma a preoccupare il territorio lariano, nell’immediato, sono gli effetti sul fronte turistico: i rischi del forte aumento dei casi di variante indiana prospettati dal premier Mario Draghi, che imporrebbe l’adozione di nuove misure restrittive e di quarantena per gli arrivi dal Regno Unito: una estate senza inglesi – sottolinea la Coldiretti - costa 1,5 miliardi all’Italia per le mancate spese nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir.

Le mete privilegiate sono le città d’arte ma – precisa la Coldiretti lariana – gli inglesi apprezzano molto anche i nostri laghi ed Alpi e prestano particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza: si teme quindi una ricaduta negativa anche per gli agriturismi, peraltro dopo un avvio di stagione difficilissimo per le chiusure dovute alla pandemia.

Gli effetti rischiano di farsi sentire anche dal venir meno della leva positiva del turismo sulle esportazioni nazionali con i turisti che al ritorno in patria cercano sugli scaffali i prodotti gustati durante il viaggio.

La Gran Bretagna si classifica al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Dopo il vino, con il prosecco in testa, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono – conclude la Coldiretti – i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi, salumi e dell’olio d’oliva e, in particolare, il flusso di Grana Padano prodotto anche con il latte munto nelle due province di Como e Lecco.

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