Como, 27 gennaio 2022   |  

Era il 27 Gennaio 1924 Fiume, la perla del Carnaro, diviene italiana

Con il Trattato di Roma la città di Fiume ritorna all'Italia. Una città ricordata per l'impresa dannunziana

Fiume12

crediti "Rumoroso ricordo"

Pubblichiamo un articolo di Valentino Quintana, che ringraziamo per la gentile concessione. Era il 27 Gennaio 1924 quando la città di Fiume diviene italiana.

di Valentino Quintana Fiume, la perla del Carnaro, la “Città olocausta”, oggetto di passioni e rivendicazioni nazionali, teatro di un’impresa dannunziana (che la vide protagonista e “città di vita”), di scontri tra autonomisti e nazionalisti, il cuore pulsante della cosiddetta “Vittoria mutilata”, diveniva italiana il 27 gennaio 1924.

Tutto partì, tuttavia, qualche anno prima, ossia il 30 ottobre 1918, con un impero austro-ungarico in piena dissoluzione, quando il Consiglio Nazionale Italiano di Fiume, appena costituitosi, proclamò l’annessione della città al Regno d’Italia, in base al diritto di autodeterminazione dei popoli dettato dai postulati del Presidente americano Thomas Woodrow Wilson, ideati al fine di scongiurare una nuova guerra mondiale.

Tuttavia, proprio nelle idee del Presidente americano, Fiume non rientrava nei nuovi confini della nostra Penisola, pur essendo a maggioranza etnico – linguistica schiacciatamente italiana.

Nelle fila di reduci, combattenti e nazionalisti, crebbero insoddisfazione e risentimento, dando vita all’idea di una “vittoria mutilata” che portò il poeta pescarese ad occupare per 16 mesi la città di Fiume. Gabriele D’Annunzio, perfetto interprete della causa nazionale e dei diritti della popolazione fiumana, domandò l’immediata annessione di Fiume al Regno d’Italia.

Il Governo italiano, rappresentato dapprima da Francesco Savio Nitti- cagoia-, e, successivamente da Giovanni Giolitti, oppose il suo diniego, onde evitare un caso internazionale. Firmò invece il Trattato di Rapallo il 12 novembre 1920 con il Regno serbo-croato-sloveno, che prevedeva la costituzione dello Stato libero di Fiume. Da lì a poco più di un mese, l’esercito italiano entrò a Fiume in quello che sarebbe passato alla storia come il “Natale di sangue” in uno scontro fratricida tra esercito lealista e legionari fiumani, troncando una delle più belle esperienze realizzate nella storia. La Fiume di d’Annunzio, seppur più poetica che pratica, aveva consegnato alla storia esperimenti come La Carta del Carnaro, il miglior prodotto dell’interventismo di sinistra, che portava la firma di Alceste de Ambris.

Sgomberata la Fiume del “Comandante” d’Annunzio, venne creato lo Stato Libero di Fiume, riconosciuto dai principali Stati, tra cui gli Stati Uniti, Francia ed Inghilterra. Il 24 aprile 1921 divenne Presidente dello Stato Libero l’autonomista fiumano Riccardo Zanella. Già circa dopo un anno, egli dovette rassegnare le dimissioni in seguito al colpo di stato del nazionalista italiano Giunta. Nel settembre 1923 il compito di tutelare l’ordine pubblico passò al generale italiano Gaetano Giardino, eroe della difesa del Monte Grappa.

Sarà il Governo fascista a prendere in mano la difficile partita fiumana. Mussolini, Primo Ministro e ad interim Ministro degli Esteri, conferì mandato a Salvatore Contarini di avviare le trattative con Belgrado per addivenire ad una soluzione definitiva della questione fiumana.

Gli accordi diplomatici intercorsi tra Italia e Regno dei Serbi Croati e Sloveni, condussero, il 27 gennaio 1924 alla sottoscrizione del Trattato di Roma, espressamente definito: “Patto di amicizia e di collaborazione cordiale” tra i due paesi che, formalmente, giungevano ad una reciproca suddivisione dell’ex territorio dello Stato Libero.

Alla Jugoslavia veniva riconosciuta la sovranità sul delta del fiume Eneo, compresa la cittadina di Porto Baross, e sull’estremo territorio settentrionale del distretto fiumano; all’Italia spettava la sovranità sul centro storico di Fiume, e sul lembo che garantiva la continuità territoriale della città con la madrepatria. La precisa definizione confinaria fu rimessa ad una commissione mista, le cui determinazioni furono ratificate con la Convenzione di Nettuno del 20 luglio 1925.

Fiume, la perla del Carnaro, diventò quindi, dopo sofferte vicende, città e capoluogo di provincia italiano. Alla memoria di Fiume, e della sua Torre Civica, sono dedicate queste righe nell’anniversario di un gennaio di 97 anni orsono.

 

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