Caglio , 24 gennaio 2019   |  

A Caglio l'arte di Segantini

Il paese ha mantenuto una struttura architettonica armoniosa e rasserenante, intorno alla bella chiesa parrocchiale e al borgo antico in pietra, dove è stata realizzata la mostra permanente a cielo aperto "Percorso Segantini" in omaggio al maestro del Divisionismo

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Qui, Segantini visse e lavorò per un anno. In pochi minuti di cammino si raggiunge poi il bosco di castagni, dove un sentiero accessibile a tutti conduce in un'ora alla Colma di Caglio e infine alla Colma di Sormano, dove ha sede il suggestivo Osservatorio astronomico.

Uno dei più antichi mestieri praticati a Caglio nel passato è quello degli scalpellini. L’abilità dello scalpellino consisteva nel conoscere la vena del sasso, aprire una grossa pietra e successivamente sbozzarla e lavorarla con bocciarde, martelli e la forza e la creatività delle proprie mani. Sotto i colpi dello scalpello la pietra dura e grezza diventava malleabile, prendendo le forme più diverse: colonne, gradini, portali con fregi, archi. Passeggiando tra le vie del centro storico è facile scorgere le testimonianze di questa antica attività, immergendosi in un’atmosfera fuori dal tempo. Tra le più curiose lavorazioni in pietra c’è il gioco del mulinello, o filetto, un passatempo molto diffuso nell’antichità. Di solito lo si trova rappresentato sul retro delle damiere: tre quadrati concentrici, tagliati al centro dalle comuni linee mediane.
Altri luoghi suggestivi sono la nevera, il luogo dove veniva pressata e conservata la neve per rinfrescare l’acqua e i cibi in estate, e le edicole affrescate con le Madonnine.

La testimonianza più antica di arte religiosa è la chiesetta di Santa Valeria, un piccolo gioiello di architettura romanica situato nello splendido parco privato di villa Giuliani, al confine tra Caglio e Sormano. La chiesa conserva al suo interno preziosi affreschi del 1300 con l’immagine della Madonna del Latte e di Santa Valeria che tiene in braccio i due gemelli Gervaso e Protaso.
Più recente e celebrato il famoso santuario della Madonna di Campoè, costruito dopo un miracolo avvenuto nel 1626 e rimasto tutt’ora oggetto di grande devozione popolare. Conserva al suo interno una bella raffigurazione della Madonna del Latte tra due angeli musicanti, datato 1508. Anche la parrocchiale, dedicata ai Santi Gervaso e Protaso, ha antiche origini. Venne modificata tra il 1615 e il 1660 nel periodo barocco; ospita affreschi e quadri (non esposti) del noto pittore ottocentesco Andrea Appiani. Imponente l’alta facciata della chiesa, con il massiccio portale in pietra del 1728. Altra testimonianza religiosa degna di nota è la Cappella della Beata Vergine del Carmine, detta anche dei Morti di Pianura. Questo lazzaretto, che servì come rifugio durante le epidemie della peste, riproduce in piccolo il famoso Lazzaretto di Milano.

Il castagneto di Caglio conta oggi alcune migliaia di piante, ma era molto più esteso fino a un passato ancora recente, quando la castagna rappresentava una fonte di sostentamento per molte famiglie. Nel bosco si notano ogni tanto alberi contrassegnati da un numero, che indicava la famiglia alla quale era stato dato in uso gratuito dal Comune. Gli affidatari avevano l’esclusiva del raccolto e in cambio si impegnavano ad avere cura degli alberi e a ripiantare quelli eventualmente tagliati. Nulla andava sprecato: persino le foglie venivano date agli animali come cibo.

Dagli anni ’70 queste attività si sono gradualmente perse e così molti castagni, non più curati, sono morti perché inglobati da altre piante o attaccati da malattie. La più recente è stata causata dal cinipide, un insetto asiatico che aveva fatto scendere la produzione di frutti a livelli minimi, non solo in Lombardia ma anche in altre regioni. Dopo quattro anni di lotte il cinipide è stato debellato con l’aiuto di un insetto antagonista, il torymus. Oggi dunque andar per castagne a Caglio è molto gratificante!

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